Garibaldi fu ferito, fu ferito nella barba

  • 28 Maggio 2018
  • Valerio Antonetti
  • 3 min read

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Una barba italiana

L’ironia figlia del pensiero che il più grande eroe italiano, artefice principale dell’unità d’Italia, sia nato in Francia, è resa orfana dalla considerazione che Nizza, un tempo, era da considerarsi città italiana o francese a seconda delle lune di vari sovrani.

Garibaldi iniziò a guardare il mare della Costa Azzurra quando quelle onde non avevano ancora la connotazione glamour dei giorni nostri e il suo viso da bambino era privo di qualsiasi riferimento alla cultura hipster che del resto, al tempo, non era né un termine né un concetto.

Quando una barba da marinaio iniziò a caratterizzare le sue espressioni, salì su una barca, andandosene prima per mari, poi per oceani, mentre sulla terraferma scoppiavano i primi moti rivoluzionari. Partecipò all’insurrezione di Genova, col risultato di finire rifugiato in Sudamerica. A quel punto, la sua barba non era più da marinaio, ormai, apparteneva a un rivoluzionario.

Dodici anni passati a sentir parlare spagnolo e portoghese, cercando di liberare popoli stranieri, fino a quando la notizia delle rivolte di Palermo, Milano e Venezia, lo riportarono in Italia, nel tentativo di dare un senso a quel nome che al tempo non definiva uno stato, solo un’espressione geografica. Il popolo da liberare non parlava più una lingua straniera, al massimo, dialetti spesso incomprensibili, che di sicuro non appartenevo alla lingua spagnola, austriaca e francese, alla cultura di Spagna, Austria e Francia, le nazioni che rendevano inutile, con la loro egemonia, la parola: Italia.

Garibaldi perse anni, soprattutto una moglie, tentando di trasformare la sua barba francese in una barba italiana, ci riuscì.

Fatta l’impresa, girato il mondo, dopo aver vissuto una vita al massimo, rischiando di perdere tutto, dopo aver perso molto, qualsiasi uomo prova il desiderio di tornare a casa, dove pensare a ciò che è stato, magari bevendo buon alcool da accompagnamento, in riva al mare, al tramonto.

Garibaldi non era un uomo qualsiasi, nonostante tutto, la sua era ancora la barba di un rivoluzionario. Combatté nella terza guerra d’indipendenza, in quella franco-prussiana… continuando a portare la barba nei luoghi dove si faceva la storia, che a volte, però, si spiega meglio con un volo di fantasia.

Diventa un pensiero amaramente divertente quello che costruisce l’immagine di Giuseppe Garibaldi sulla spiaggia, con indosso un costume rosso al posto della giubba rossa, occhiali da sole, un Gin Tonic fatto con cetriolo, del gin da quaranta euro a bottiglia e gustato mentre, baciato dal sole, con la mano libera a accarezzargli la barba, considera con scontata amarezza che tutti i chilometri percorsi, i proiettili sparati e le vittorie conseguite, sono valse a molto ma non hanno evitato che casa sua, Nizza, diventasse definitivamente francese… a questo pensiero, su quella spiaggia reale, in quella posa immaginaria, certamente un sorriso amaro gli caratterizzerebbe il volto, prima di un altro sorso di Gin Tonic e dell’ennesima carezza alla sua barba italiana…

ANDREA ANTONETTI[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][be_product_category category=”barba” per_page=”6″ columns=”3″ orderby=”” order=”desc” is_slider=”enable” show_nav=”hide” show_dots=”show” animation_delay=”1″][/vc_column][/vc_row]

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