ELVIS PRESLEY | L’ULTIMA E DEFINITIVA INTERVISTA

  • 8 Giugno 2018
  • Valerio Antonetti
  • 5 min read

[vc_row][vc_column][vc_column_text]GLI UOMINI MUOIONO, I MITI VIVONO PER SEMPRE

La possibilità d’intervistare Elvis Presley capita talmente di rado che se l’ipotesi si verifica, assume il carattere dell’unicità.

Entro in questa stanza bianca con dentro le sensazioni di chi confonde la realtà col sogno.

Il tempo di lasciarmi alle spalle la porta chiusa, voltarmi, alzare lo sguardo e noto il suo ciuffo perfetto, le sue vistose basette che dipingono un viso per il resto perfettamente sbarbato.

È seduto, gambe spalancate, stivali ai piedi, ha abbandonato gli eccessivi vestiti che hanno caratterizzato la sua fase “Las Vegas” per tornare a indossare il giacchetto di pelle e i jeans d’inizio carriera.

L’aria da guascone gli è rimasta, ha recuperato un’invidiabile forma fisica, mi accoglie con un sorriso che deve aver mosso un mare di donne. Gli stringo la mano, mi siedo davanti a lui, accendo il registratore.

“E’ il mio lavoro, ma ammetto di essere emozionata, non mi era mai capitato di intervistare un mito…” IO

“Hey piccola, non rendermi più di quello che sono… alla fine hai davanti un uomo, ti sarà già capitato.” ELVIS

“Sì, ma è la prima volta che sono di fronte a un uomo che ha venduto più di un miliardo di dischi nel mondo…”

“E questo mi rende speciale, suppongo.”

 “Bè, direi proprio di sì…”

“Non dico di non esserlo dolcezza, sto solo cercando di farti capire che anche io vado al bagno come tutti, chiaro?”

 “Forse… cerco di rilassarmi. Allora, come vanno le cose?

“Come un fiume che scorre sicuro verso il mare… nessun problema, nessun impedimento”.

“Una vacanza perenne o la sicurezza di sapere dove andare e come arrivare?

“Piccola, è solo che ho vissuto una vita piena, viaggiato su ogni autostrada, non ho più strade da seguire, mi lascio trasportare dalla corrente.”

 “Rimpianti per ciò che è stato?”

“Giusto un paio, troppo pochi da citare.”

 “Cosa le…”

“Hey, dammi del tu… non farmi sentire tuo nonno.”

 “Cosa ti manca della tua vita?”

“Una donna a cui dedicare una canzone…”

 “Dove vivi adesso non ce ne sono?”

“Al contrario, ce ne sono miliardi, di ogni epoca, però, mancano i sentimenti, mi spiego? Qui ognuno si gode il premio per ciò che ha fatto in vita, ma nessuno rincorre più un sentimento.”

“Perché?”

“Perché solo la vita da valore ai sentimenti, la morte rende potenzialmente immortale ogni secondo, ogni incontro… ma se non puoi più morire… che senso ha fissarti un obiettivo che puoi provare a raggiungere per tutta l’eternità?

 “Che senso avrebbe dedicare una canzone a una donna che ti aspetterebbe sotto casa per tutta l’eternità.”

“Esatto piccola, è questo che intendevo.”

 “Dopo aver avuto tutto, vissuto alla grande, cosa desideri adesso?”

“Un sogno impossibile da realizzare, un nemico imbattibile da combattere, un dolore insopportabile.”

 “Perché desiderare un dolore insopportabile?”

“Per ricordarsi cosa significhi essere vivi… niente te lo fa ricordare di più che perdere qualcosa in grado di rovinarti la vita.”

 “Non è meglio ricordarsi di essere vivi, godendosi un momento esaltante?”“Sicuramente piccola, ma vedi… ogni grande artista ha in sé una vena autodistruttiva che utilizza per giustificare la sua folle vita, infatti, ricordi che fine ho fatto?”

 “Ho visto dei video su Youtube…”

“Quello dove canto My way?”

 “Sì.”

“Ho oscurato Sinatra con quell’interpretazione, con Frank ancora ci scherziamo su. Pensare che mentre cantavo stavo vivendo il punto più basso della mia vita, infatti, da lì a poco, ho tirato le cuoia.”

 “In quel video eri in sovrappeso, sudavi a fare due passi e indossavi vestiti che nei primi anni di carriera, sono sicura, avresti evitato… eppure, molti la considerano la tua esibizione simbolo.

“Las Vegas è eccesso piccola e io, in quel periodo, ero Las Vegas.”

 “Qual è l’Elvis in cui ti riconosci maggiormente? Quello bellissimo, spaccone e dal gran movimento di bacino? O il signore in sovrappeso, malinconico, vestito in modo appariscente…?”

“Con questa descrizione mi lasci poco margine di scelta ma voglio dirti una cosa: io ero entrambi gli Elvis perché sono Elvis. Senti dolcezza, posso farti io una domanda?”

 “Certo.”

“Cosa ne pensi del mio ciuffo?”

“Leggendario quanto la tua musica. Tutti sanno cosa s’intende per ciuffo alla Elvis.”

“Già!”

 “E poi da anni le pettinature anni ’50 e ’60 sono tornate di gran moda.”

“Sul serio? Quando ho iniziato a pettinarmi così avevo l’alito che sapeva di latte e intorno a me adulti sempre pronti a dire: ma come ti pettini?”

 “Le mode trasformano i costumi.”

“L’hai detto dolcezza, ma quello che penso adesso è hai soldi che mi offrirebbero per farmi diventare il testimonial di questo o quel prodotto per capelli…”

 

ANDREA ANTONETTI 

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FORSE LO AVREBBE USATO…

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